Dopo l'entrata in vigore dell'accordo nel 2017, i vini europei hanno registrato una crescita media annua del +5,1% nel mercato canadese, a fronte del +1,4% dei vini extra-Ue segnando un rafforzamento strutturale del posizionamento europeo in un mercato ad alto potere d'acquisto e sempre più orientato alla qualità.

È questo il dato principale che emerge da uno studio del Centro Studi Fondosviluppo/Confcooperative presentato oggi al Vinitaly a margine del Walk Around Tasting, l'evento B2B organizzato da Confcooperative in collaborazione con Ice Agenzia e sotto il patrocinio del Maeci, che ha coinvolto 50 cantine cooperative e oltre 90 buyer internazionali.

"A dieci anni dalla ratifica del Ceta - sottolinea Raffaele Drei, Presidente di Confcooperative Fedagripesca - l'accordo di libero scambio tra Unione europea e Canada si conferma quindi uno strumento decisivo per la crescita e il rafforzamento competitivo del vino italiano e dell'intero agroalimentare nazionale".

Il Ceta, spiega Confcooperative, ha contribuito in modo significativo all'espansione delle esportazioni europee e italiane, in particolare nei comparti ad alto valore aggiunto e identitario.

Uno degli elementi più rilevanti riguarda il rafforzamento della tutela delle indicazioni geografiche: prima del Ceta la protezione nel rapporto Ue-Canada era limitata a vini e distillati, mentre con l'accordo è stata estesa a 171 denominazioni agroalimentari, di cui 41 italiane, che rappresentano circa il 98% del valore dell'export italiano Dop/Igp verso il Canada.