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Nel '25 il 60% dei 70 milioni di fedeli scelse Trump

La furia presidenziale di Trump contro Papa Leone ha suscitato le reazioni dei cattolici di tutto il mondo: l'indignazione ha attraversato parrocchie, sagrestie, monasteri e palazzi vescovili, soprattutto dell'Occidente. In prima linea i vescovi americani che hanno fatto sentire la loro voce in difesa del pontefice statunitense: il presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, monsignor Paul S. Coakley, vescovo di Oklahoma City, con una nota si è detto "sconfortato per il fatto che il presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie nei confronti del Santo Padre. Papa Leone non è suo rivale, né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime". Parole dure anche dal vescovo conservatore e noto divulgatore social Robert Barron, della diocesi di Winona-Rochester, che nei prossimi giorni ha in programma un'udienza proprio con il presidente alla Casa Bianca. "Parole del tutto inappropriate e irrispettose - ha scritto l'alto prelato su X -, credo che Trump debba scusarsi col Papa. Le sue affermazioni non contribuiscono affatto a un dialogo costruttivo. Spetta al Papa articolare la dottrina cattolica e i principi che governano la vita morale. Per quanto riguarda l'applicazione concreta di tali principi, persone di buona volontà possono essere in disaccordo. Raccomanderei caldamente che i cattolici seri all'interno dell'amministrazione il segretario Rubio, il vicepresidente Vance, l'ambasciatore Brian Burch (ambasciatore degli Usa presso la Santa Sede, ndr) si incontrino con funzionari vaticani affinché possa avere luogo un vero dialogo".