Mentre 70 imbarcazioni e oltre 1000 attivisti salpano dalle coste di Barcellona, la procura di Roma inizia a delineare il perimetro dei fatti accaduti lo scorso ottobre, con il sequestro israeliano della Global Sumud Flotilla. Eventi che, secondo i pm, hanno definizioni ben precise, catalogate nel codice penale italiano come “tortura” e “rapina”.

Sono questi i reati ipotizzati ai danni degli equipaggi fermati nel tentativo di consegnare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza. Nuove accuse che si sommano a quelle già ipotizzate dai pm Stefano Opilio e Lucia Lotti: “sequestro di persona” e “danneggiamento con pericolo di naufragio”.

I magistrati, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, hanno acquisito le testimonianze di quanti erano a bordo della spedizione salpata principalmente dalla Sicilia. Hanno indagato e individuato alcuni momenti precisi.

Il primo risale al 9 settembre, quando nel porto tunisino di Sidi Bou Said un drone ha colpito la nave “Family”, con diversi italiani a bordo. Il secondo è avvenuto la notte tra il 23 e il 24 settembre 2025, quando 11 delle 51 imbarcazioni sono state colpite mentre navigavano in acque internazionali, al largo di Creta, con bombe sonore, droni e spray urticanti. Tentativi di sabotaggio. Da qui il primo reato ipotizzato: “danneggiamento con pericolo di naufragio”.