“Sono sparito dalla tv e non so il perché, ma ho reagito ripartendo dalle piazze“: così Beppe Braida, un nome che in molti ricordano bene perché tra i protagonisti del piccolo schermo, almeno fino al 2009. E poi? Come racconta a Libero, è arrivato un stop. Sono tanti quelli che lo riconoscono ancora per strada, c’è chi ne sbaglia il cognome (“Beppe Bralla”) e chi gli chiede direttamente come mai non si vede più in tv: “Una volta dicevo cose assurde tipo ‘ora mi occupo degli spurghi dei pozzi neri’, ma ora, essendo la domanda sempre più ricorrente, concludo con ‘non lo so, bisognerebbe domandarlo a quelli della tv'”. Non nasconde l’amarezza di non essere stato chiamato per “Zelig 30” ma, oltre agli spettacoli nei teatri, è attivo anche sui social dove però, spiega, “quelli della mia generazione, sono considerati dai giovani un po’ fuori tempo”.

“Ero un bambino posseduto dal demone della ‘cretineria’”

E la chiacchierata va a Braida bambino, “posseduto dal demone della ‘cretineria’”, gli studi da geometra cacciato “al quarto anno per 7 in condotta”, la band con gli amici, il militare, i primi concorsi di comicità con l’arrivo il tv nel 1991: “I ‘Trettrè’ vengono a Torino a fare uno spettacolo, vado a conoscerli nei camerini e lascio a Mirko tutto il materiale scritto da me fino a quel momento. Dopo tre mesi mi chiama, dice che gli è piaciuto e mi propone di diventare uno degli autori del ‘Tg delle vacanze‘. E ogni tanto mi mette pure in video a fare le telepromozioni”. Da lì, la via non è facile ma è dritta e arriva a Zelig con il suo popolare “tg” che nasce “da un’idea di Giancarlo Bozzo, direttore artistico del programma, il quale mi propone di fare qualcosa sui telegiornali. Io e Renato Trinca, mio autore all’epoca, scriviamo un testo e mi viene l’intuizione giusta: usare la parola ‘attentato’ come tormentone“.