A rivederlo, alla brizzolata età di 66 anni, vengono in mente le migliaia di copertine di dischi e cd impilati dietro le consolle di ogni dove, oltre a concerti e eventi organizzati quando le avanguardie significavano davvero qualcosa. Da sempre, a Bari e non soltanto, il direttore artistico del Medimex, Cesare Veronico, è un’equazione trascendente necessaria a bilanciare due entità: la musica e l’esistenza umana. Ieri da conduttore radiofonico, dj, gestore di club e di negozi di dischi e dal 2016 responsabile delle politiche regionali in materia con Puglia Sounds, Veronico è un cultore che ha dedicato tutta la sua vita a diffondere e promuovere musica di tutti i tipi: dal rock al punk, dalla new wave alla musica nera e al jazz. Con generosità e dedizione, come un buon samaritano, metafora calzante per riassumere oltre quarant’anni di passione musicale senza preclusioni o remore culturali.

Un samaritano della musica.

«È una definizione molto originale e anche pertinente. Ripensandoci, è andata proprio così».

Quando comincia questa lunga storia?

«Da piccolissimo, grazie alla passione di mio padre per la musica classica e di mio fratello, innamorato di rock progressivo. All’età di tre anni ascoltavo Rita Pavone, un amore sviscerato. Poi, da adolescente, restai folgorato dall’album Ziggy Stardust di David Bowie. Passai così da una donna che si vestiva da maschio a un artista che portava trucchi e costumi transgender. Sono un eterosessuale fortuito, visti i miei gusti e le mie tendenze musicali dei quel periodo».