Benvenuti nella capsula del tempo del direttore artistico di Radio Deejay. Alla vigilia dei 50 anni davanti a un microfono, confessa il furto di una bicicletta (e di qualche matita). E perché, da quando ha messo il primo disco, ha smesso per sempre di ballare
di Raffaele Panizza
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Il primo vagito al microfono di una radio l’ha emesso cinquant’anni fa, in un mercoledì d’aprile del 1976. Tre mesi prima che la Corte Costituzionale liberalizzasse le frequenze trasformando le emittenti private, che poi erano pirata, in vascelli autorizzati a viaggiare nell’etere. E da allora non è che l’immaginario di Linus, direttore artistico di Radio Deejay, Pasquale Di Molfetta al secolo e fratello maggiore di Albertino, sia diventato molto più cibernetico. Il suo ufficio milanese, all’ultimo piano della sede di via Massena, è una capsula del tempo: la bicicletta, le foto con Gerry Scotti e Jovanotti, il modellino di un sottomarino, l’ampli valvolare, una chitarra acustica (che non suona), i blocchetti gialli modello legal paper e centinaia di matite raccolte in una muraglia di contenitori di latta.
Stesso sapore di ritorno al futuro del recital che ha portato nei teatri: Radio Linetti Live, un monologo musicale dove ogni vinile apre a una storia: i Fleetwood Mac (l’album Rumours fu per anni il più venduto nella storia), Barry White, Donna Summer (la disco music come fenomeno globale nacque grazie alla sua Love To Love You Baby), lo zainetto, la spada di Guerre Stellari. E i mille locali girati, un po’ malvolentieri, facendo il dj: “Ho smesso quando sono arrivati i cd e le chiavette”, dice. “Ho capito che la mia stagione nei club era finita”.








