A poche centinaia di metri dalla Casa Bianca, mentre il caldo e gli alberi fioriti fanno pensare a una Washington estiva più che primaverile, sono iniziati gli Spring Meetings più incerti degli ultimi anni. Questa settimana, il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale discuteranno di una serie di problemi che da mesi stanno minacciando la stabilità e la crescita globale: dalla guerra in Iran, che continua a colpire il settore energetico, quello alimentare e le Borse di tutto il mondo, alla crisi del credito privato e a quegli “scarafaggi” (come li ha chiamato il ceo di JPMorgan Jamie Dimon) che potrebbero essere segnali di una crisi dell'intero sistema.
Solo pochi giorni fa, la direttrice operativa del Fondo, Kristalina Georgieva, aveva spiegato in modo chiaro a cosa saremmo andati incontro: «Anche nel nostro scenario più ottimistico è previsto un rallentamento della crescita». Il suo istituto infatti non alzerà le previsioni di crescita, come previsto fino al 28 febbraio scorso: anzi, a causa della guerra in Iran l’economia mondiale rallenterà. Oggi, nel pomeriggio italiano, il Fondo e la Banca mondiale pubblicheranno il World Economic Outlook che prevede profondi tagli alle stime, visto che il conflitto in Medio Oriente ha già fatto danni alla tenuta del sistema e se anche si fermasse ora, quelle ferite sarebbero difficili da curare.








