Milano, 13 apr. (askanews) – Il vino consumato in ristoranti, trattorie, pizzerie e wine bar vale 12 miliardi di euro l’anno, pesa per oltre il 21% sullo scontrino medio e contribuisce in modo significativo ai 59,3 miliardi di euro di valore aggiunto della ristorazione. Ma nell’ultimo periodo ha registrato una contrazione sia della spesa sia dei volumi. È il quadro emerso a Verona dalla presentazione del nuovo Osservatorio “Vino & Ristorazione” di Fipe-Confcommercio e Unione italiana vini, realizzato in collaborazione con “Vinitaly”, il primo in Italia interamente dedicato al rapporto tra horeca e vino.

L’indagine, condotta su un campione rappresentativo di 500 imprese tra ristoranti, trattorie, ristoranti-pizzerie, pizzerie, cocktail bar ed enoteche con servizio, mostra che il vino mantiene un peso rilevante sul fatturato della ristorazione. L’incidenza supera mediamente il 21%, mentre per il 22% degli intervistati oltrepassa il 30%.

La presenza del vino resta strutturale nell’offerta dei locali. La carta dei vini è utilizzata da tre ristoranti su quattro e da circa la metà dei ristoranti-pizzerie, per un totale di 4,1 milioni di referenze complessive. Nella maggior parte dei casi è il titolare a gestirla direttamente, facendone uno strumento di posizionamento del locale e di racconto del territorio. Il problema è che nel 54% dei casi la carta viene rinnovata meno di una volta l’anno. Accanto al ricambio limitato emerge la debolezza della formazione. In un terzo dei locali non si registrano attività di aggiornamento in materia enologica, quota che sale al 61% nelle pizzerie e al 50% nei cocktail bar. Tra chi si forma, circa la metà lo fa soprattutto attraverso il passaparola con agenti o distributori.