Roma, 13 apr. (askanews) – L’avvicendamento avverà domani alle 20 o giù di lì. Paolo Barelli lascerà il posto di presidente dei deputati di Forza Italia alla Camera e “proporrà” come suo successore Enrico Costa. Il passaggio formale si consumerà alla riunione del gruppo convocata a fine aula, come doveroso per un minimo di rispetto della forma. Ma la decisione, come è noto, è stata presa altrove: venerdì scorso, durante l’incontro tra i figli di Silvio Berlusconi e il segretario, Antonio Tajani, che alla fine non è riuscito a salvare uno dei suoi uomini più fedeli (oltre che consuocero) dalla richiesta di rinnovamento imposta da Marina e Piersilvio dopo la batosta referendaria. Barelli avrebbe provato a resistere fino all’ultimo, persino oggi, persino quando la sorte sembrava ormai segnata. E non è un caso se, prima di annunciare le dimissioni, si sia tolto quello che appare più che un sassolino dalla scarpa: “Normalmente i partiti si guidano dall’interno”.

Ma il destino del quasi ex capogruppo oggi è passato anche da palazzo Chigi. Un’ora nella sede del governo, ha spiegato lui stesso, per una visita con “funzionari per problemi legati a provvedimenti sulla sanità”. Nella realtà, come confermano più fonti, per incontrare la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. D’altra parte, il trambusto in Forza Italia riguarda molto da vicino la premier se vuole provare a mantenere fede all’impegno, ribadito la settimana scorsa in Parlamento, di portare la legislatura fino in fondo. Nell’incontro, infatti, si sarebbe parlato del ruolo da attribuire a Barelli dopo l’addio impostogli. Tra le ipotesi, un incarico nel governo che, di fatto, sarebbe in più rispetto alla quota prevista per Forza Italia, che verrebbe ceduto proprio da Fdi, a dimostazione dell’intenzione di Meloni di mettere fine all’ennesima scossa tellurica. Si vocifera di una poltrona come sottosegretario alla Cultura o ai Rapporti con il Parlamento (dove però c’è già un’altra azzurra, Matilde Siracusano) da attribuirgli già nel prossimo Consiglio dei ministri (che potrebbe essere giovedì, anche se ancora nessuno dicastero è stato allertato). Ma lui stesso lascia intendere che alla fine potrebbe non esserci nessuna compensazione. “Non è un problema, tra un anno si vota e dobbiamo vincere le elezioni”.