Svolta nella perizia psichiatrica di Fabio Fibrini che uccise la madre l’8 marzo

L'intervento della polizia scientifica in via San Felice dove è avvenuto l'omicidio

Genova – Per i periti del tribunale che in questo mese lo hanno analizzato e studiato nell’ambito di una serie di incontri decisi dal giudice, il suo stato psichico «non è incompatibile con la detenzione in carcere». E così, da qualche giorno, Fabio Fibrini, il camallo di 52 anni arrestato domenica 8 marzo con l’accusa di aver ucciso a coltellate la madre ottantaseienne Maria Marchetti, nell’appartamento dove convivevano in via San Felice, a Molassana, è stato trasferito dal reparto di psichiatria, dove si trovava da quel giorno, a una cella nella casa circondariale di via del Piano, a Marassi.

La decisione dei periti rappresenta in parte una svolta in un procedimento che sembrava far ipotizzare l’incapacità di intendere e di volere del killer e, dunque, l’impossibilità di essere sottoposto a un processo. Questo anche alla luce dei suoi pregressi psichiatrici e dei vari ricoveri in ospedale. Tuttavia, per avere un responso definitivo sulla capacità di stare in giudizio, bisognerà attendere l’udienza del prossimo 5 maggio, quando i periti nominati dal tribunale depositeranno la relazione finale.