Il silenzio, a volte, inganna. Per anni aragoste, granchi e scampi sono finiti nelle pentole senza fare rumore, o meglio, senza emettere un suono che l’uomo fosse disposto a interpretare come dolore. Ma il punto, oggi, è proprio questo: e se quel dolore ci fosse sempre stato, solo ignorato? A riaccendere il dibattito è uno studio dell’Università di Göteborg, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, che aggiunge un tassello difficile da liquidare. I ricercatori hanno osservato la reazione dei crostacei a stimoli dolorosi e, soprattutto, agli antidolorifici. Il risultato è semplice quanto scomodo: quando vengono somministrate sostanze come lidocaina o acido acetilsalicilico, la loro risposta al dolore diminuisce. In altre parole, se il dolore si può attenuare, significa che esiste.

A guidare il gruppo di ricerca è stata Lynne Sneddon, che punta il dito su una contraddizione evidente: gli stessi farmaci usati per gli esseri umani funzionano anche sugli invertebrati marini. “Il fatto che gli antidolorifici sviluppati per gli esseri umani funzionino anche sulle aragoste dimostra quanto il funzionamento dei nostri organismi sia simile”. E aggiunge: “Ecco perché è importante prestare attenzione a come trattiamo e uccidiamo i crostacei, proprio come facciamo con polli e mucche”. Il dato chiave è sperimentale: quando vengono somministrati farmaci come lidocaina o acido acetilsalicilico, la reazione degli animali agli stimoli dolorosi si riduce drasticamente. In alcuni casi scompare. “I nostri risultati sottolineano l’importanza della responsabilità etica per il benessere dei crostacei», spiegano ancora i ricercatori, che chiedono di sviluppare metodi di uccisione meno traumatici”.