Un virus marino che colpisce gli occhi sino a provocare cecità: per la prima volta si guarda a un patogeno in grado di attaccare direttamente l’essere umano, per la prima volta si parla di salto di specie. Lo fa un nuovo studio firmato dal team di ricerca del Laoshan Laboratory (Qingdao-Cina), e pubblicato su Nature Microbiology, che ha individuato un legame tra una malattia degli occhi, la uveite anteriore virale ipertensiva oculare persistente (Poh-vau), le cui cause non erano ancora note, e il nodavirus (Cmnv) di origine acquatica, un virus tipico di pesci e invertebrati marini.
Dietro a tutto ciò ci sarebbero i cambiamenti climatici e l'aumento delle attività umane in territori fino a poco tempo fa incontaminati che stanno aumentando il rischio di trasmissione di virus dalla fauna selvatica all'uomo. Una scoperta interessante secondo il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano. Con un’avvertenza: “Il dato rilevante è che un virus finora considerato tipico degli ambienti acquatici, come il Cmnv, sia stato associato a una patologia oculare nell’uomo - dice Pregliasco -. Tuttavia, è importante sottolineare che si tratta di uno studio ancora iniziale: l’associazione è forte, ma non definitiva sul piano causale, e serviranno ulteriori conferme epidemiologiche e cliniche”.







