L'allarme globale sulle malattie emergenti si sposta oggi dagli habitat terrestri alle profondità degli oceani. Uno studio pionieristico condotto dal Laoshan Laboratory di Qingdao, in Cina, e pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Microbiology, ha identificato per la prima volta un legame diretto tra un virus marino e una grave patologia oculare umana. La scoperta del salto di specie del nodavirus rappresenta un segnale inquietante di come i cambiamenti climatici e l'invasione umana in ecosistemi precedentemente incontaminati stiano abbattendo le barriere biologiche tra fauna selvatica e uomo.
Al centro della ricerca vi è una malattia oculare fino ad oggi avvolta nel mistero: l'uveite anteriore virale ipertensiva oculare persistente, indicata per semplicità con l'acronimo Poh-vau. Lo studio cinese ha risolto l'enigma clinico associando questa condizione al nodavirus di origine acquatica, chiamato, per l'appunto, Covert Mortality Nodavirus. I ricercatori hanno confermato la presenza dell'infezione nei tessuti oculari e la conseguente sieroconversione in un campione di 70 pazienti affetti dalla patologia. Fino a questo momento, si riteneva che il Cmnv potesse infettare esclusivamente pesci e invertebrati marini, come gamberetti e crostacei.







