Il partito del mattone, tanto bipartisan in una città sempre più a misura di ricchi, ha un nemico in meno. Uno dei pochi, a dire la verità: minoranza della minoranza, sempre in piazza quando c’era da andare in piazza, isolatissimo a Palazzo Marino, quando accendeva il microfono ed esordiva con un sorpreso “scusate”. E poi via, cominciava a denunciare ciò che a Milano, secondo lui, non andava nel verso giusto: i grattacieli tirati su dal niente – per chi può, si faccia un giro al Parco delle Cave ad ammirare i tre scempi che resteranno lì per decenni – il poco verde cancellato per accontentare il costruttore di turno (piazzale Baiamonti), il rischio dello storico Meazza svenduto ai fondi d’investimento stranieri. E poi la Palestina, l’antifascismo, la battaglia contro il Salva-Milano e la linea del sindaco Beppe Sala, Julian Assange, La Maura.

Carlo Monguzzi ci ha lasciati, il prossimo settembre avrebbe compiuto 75 anni. Mancherà a chi ha a cuore l’ambiente, a chi ha una certa idea di che cosa è giusto e di che cosa è sbagliato e con la forza delle argomentazioni cerca di convincere gli altri; a chi vorrebbe una Milano più equa, una Milano che come recita la nostra Costituzione si impegna a rimuovere le disuguaglianze; che sta al fianco delle sue cittadine, dei suoi cittadini, e dalla parte di chi viene da fuori e desidera costruire in città il proprio, degno futuro.