Carlo Monguzzi, storico leader dei Verdi a Milano e in consiglio comunale, non c’è più: si è spento dopo una breve malattia, a 74 anni. In queste ore tutti ricordano le sue battaglie, vere e sincere, senza indugi, che hanno caratterizzato sempre la sua politica e soprattutto i suoi ultimi anni, durante i quali non ha risparmiato critiche feroci alla stessa maggioranza di centrosinistra, che pure aveva sostenuto alle amministrative.

I temi che ultimamente lo avevano appassionato sono stati la visione urbanistica milanese, secondo lui poco lungimirante e incapace di dare risposte ai più deboli, e la vendita di San Siro, contro cui si è sempre schierato animatamente, ritenendola un’operazione speculativa che avrebbe avvantaggiato solo le due squadre, ma non la città.

La sua voce arrivava da sinistra, ed è questo che faceva più male alla giunta milanese. Ma c’è di più: Monguzzi era anche ascoltato. Dagli altri politici, dalla cittadinanza, dai giornalisti, dalle associazioni. Era una voce feroce e al tempo stesso pacata. Franco e diretto, ma mai sgarbato. Un mix potentissimo che lo ha reso protagonista di una lunga stagione politica a Milano. Per lui, professore di matematica, la politica era diventata la sua vita da decenni: il suo però non era solo il punto di vista di un ambientalista, ma anche di un uomo a favore dei diritti civili, attento osservatore delle dinamiche cittadine così come di quelle internazionali.