«Le graphic novel sono masturbazioni intellettuali. Non intelligenti, l’intelligenza è un’altra cosa. Certo, a volte la masturbazione può andar bene, ma poi ci vuole una donna». Lo aveva detto il grande fumettista belga Hermann Huppen (che si è sempre firmato solo con il nome), morto lo scorso 22 marzo a Bruxelles a ottantasette anni (era nato in un piccolo paese delle Ardenne il 7 luglio 1938) alla Lucca Comics del 2013.

Probabilmente la sua idea di graphic novel era quella di libro a fumetti dalle tematiche solipsistiche, mal scritto e disegnato peggio, lontano dalle tematiche della Grande Avventura di cui si è sempre occupato, ma se per graphic novel intendiamo un romanzo a fumetti di qualunque genere senza personaggi fissi ne aveva scritte e disegnate. Come nel 1997 «Caatinga», nella regione del Sertão, nel Nordest del Brasile, con al centro la ribellione anti latifondista (tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento) dei cosiddetti Cangaceiros, visti come banditi dai proprietari terrieri ma come liberatori da molti contadini.

O come, nel 1995, «Sarajevo Tango», ambientata durante la guerra nell’ex Jugoslavia, che gli aveva fatto vincere il Premio Oesterheld (dal nome dello sceneggiatore di fumetti argentino fra i desaparecidos durante la dittatura degli anni Settanta) l’anno successivo.