Quando si parla di problemi abitativi, il primo pensiero è quello degli affitti in nero, dell’abusivismo, della fatiscenza delle case popolari, dei senzatetto in cerca di un posto in cui trascorrere la notte. Ma c’è anche un altro grave problema di cui si parla poco, ma che è molto presente in città: il mercato delle residenze fittizie.
Un “servizio” di cui usufruiscono non solo gli immigrati, ma sono proprio questi ultimi a dovervi ricorrere per esigenze di vita e lavorative. Senza una residenza non è possibile esercitare diritti fondamentali come scegliere il medico di base, ottenere la carta d’identità, aprire una partita IVA o accedere a servizi sociali e assistenziali. Le conseguenze di non avere una residenza sono dunque molte e difficili, soprattutto quando si ha una famiglia a cui badare.
In alcuni casi, infatti, oltre all’affitto in nero viene offerta la possibilità di acquistare una residenza fittizia; in altri, invece, la residenza è solo di “facciata”, perché chi la acquista vive da un’altra parte. Ma c’è anche chi si ritrova a essere moroso senza saperlo.
Hira Dawan e sua moglie, immigrati del Bangladesh (con regolare permesso di soggiorno), si sono ritrovati abusivi e hanno ricevuto l’ordine di sgombero entro maggio. La famiglia viveva in una soffitta di via Ascanio Sforza (affittata in nero), con muffa, infiltrazioni e senza acqua calda né riscaldamento. Ma quella di Hira è solo una delle tante storie esistenti...







