VERONA - Antonio Tajani dice con poesia: là dove passano le merci, non passano le armi. Lorenzo Fontana è più pragmatico: i conflitti minano le relazioni, colpiscono l'economia. La sostanza non cambia. Dalla platea di imprenditori e operatori del vino e dei distillati, inutile nascondersi la realtà. Soprattutto all'indomani del fallimento dei negoziati Usa-Iran, in una fase non proprio rosea per il comparto, tra calo dei consumi e trasformazione delle abitudini di consumo, nuove tendenze, e un export nazionale a 7,78 miliardi, in flessione del 3, 7%.

Questo è il punto di partenza. Ma dalla giornata inaugurale di Vinitaly, andata in scena ieri alla Fiera di Verona, parte un colpo di reni. E allora il presidente dell'Ice, il veneto Matteo Zoppas, alza l'asticella: «Portare l'export nazionale di vino da 8 a 10 miliardi». E così, la 58esima edizione della kermesse che riunisce 4mila aziende dell'Italia enologica (500 venete e un centinaio friulane) accelera per uscire dall'impasse.

«I conflitti minano le relazioni, colpiscono l'economia e alimentano nuove povertà. La guerra non offre soluzioni», l'appello alla pace dal presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana. «Dialogo, dialogo, dialogo», gli fa eco il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Ci sono le parole di papa Leone, nelle esortazioni dei vertici dello Stato. «Là dove passano le merci non passano le armi. Noi dobbiamo fare in modo che le armi non passino più, sopratutto in Medio Oriente», aggiunge. La preoccupazione di Tajani è per il prezzo del petrolio, «per il gas possiamo stare tranquilli, abbiamo riserve fino alla fine del prossimo inverno». Ma anche per i fertilizzanti, tema caro alla platea "veronese". Se non si riapre Hormuz sarà difficile il mantenimento dei livelli attuali. Insomma, se lo scorso anno a quest'ora erano i dazi di Donald Trump a tenere banco, ora quelli sono stati (quasi) digeriti. Fissate al 15%, le tariffe doganali «sono tanto, ma neanche tanto», afferma Tajani. Tradotto: ad altri Paesi è andata peggio. Ecco allora che bisogna «continuare a guardare al mercato Usa, gli accordi con i paesi del Mercosur e con l'India sono importanti, e noi stiamo lavorando perché ogni ambasciata sia un trampolino di lancio per le imprese».