«Nessuna guerra commerciale con gli Stati Uniti». E, soprattutto, nessun rischio per le aziende italiane che Oltreoceano esportano merci per quasi 70 miliardi nel 2025. Antonio Tajani ha provato a spazzare via le polemiche e - nel limite del possibile - a fare chiarezza sulla forte incertezza, scoppiate dopo lo stop della Corte Suprema ai dazi di Donald Trump. «Il messaggio che voglio dare al mondo delle imprese - ha spiegato il vicepremier e ministro degli Esteri - è di continuare a lavorare negli Usa, di continuare a progettare, continuare a investire con il sostegno di Ice, Simest e Sace, perché in questa fase l'unica cosa da non fare è spaventarsi».
Questo concetto, il capo della nostra diplomazia l’ha ripetuto sia partecipando in videoconferenza al G7 dei ministri del Commercio sia durante il tavolo dell’export della Farnesina con le aziende . A livello europeo l’Italia conferma il suo ruolo di mediatore: confronto serrato con gli Stati Uniti senza porre aut aut - di conseguenza non piace l’idea del bazooka lanciato dall’Eliseo -, fare quadrato sulla posizione Ue e sul lavoro di mediazione del commissario al Commercio Maroš Šefčovič, mantenere l’impianto sui dazi deciso dopo l’intesa Trump- von der Leyen, soprattutto far capire agli Usa che una guerra commerciale minaccerebbe in primis la loro crescita.












