L'affluenza, un vero "record".
Che consegna dalle urne a Budapest un risultato "chiaro". Si è seguito con il fiato sospeso anche a Roma lo spoglio del voto in Ungheria che chiude l'era di Victor Orban, alleato a Bruxelles di Matteo Salvini e da sempre in grande sintonia con Giorgia Meloni. Che in queste settimane, a differenza del leader della Lega, si è tenuta scientemente alla larga, salvo un breve videomessaggio a gennaio, dalla campagna elettorale dell'amico di Fidesz, sostenuto apertamente dall'America di Donald Trump.
Anche per questo la premier ha lentamente fatto un passo di lato nei confronti di Orban, a capo di un governo sovranista - e contrario al sostegno all'Ucraina - che si è trovata più volte a difendere nel consesso europeo. "Bisogna parlare con tutti" è sempre stato il mantra della premier, che spesso ha mediato con il primo ministro ungherese per superare situazioni di stallo in Consiglio.
A ricordarle gli stretti rapporti con Orban, quando ancora i risultati si vanno a consolidare, ci pensa Matteo Renzi: si vede "l'effetto Trump" ma anche quello del "tocco magico di Meloni, Re Mida al contrario", ironizza il leader di Iv sui social,che mettendo in fila anche il sostegno della premier "agli anti europeisti in Polonia" e in Spagna" e sottolineando che anche loro "hanno perso". Si tratta di una "notizia straordinaria" per +Europa (una delegazione del partito è a Budapest), la "sconfitta elettorale del tiranno Orban, nemico dell'Ue e dello Stato di diritto", come dice Benedetto Della Vedova, e di una "grande giornata per l'Europa" che va "liberata dai servi di Putin (#Salvini)" aggiunge il leader di Azione Carlo Calenda.













