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Ultimo aggiornamento: 20:46

Le accuse di censura scientifica e le tensioni politiche attorno alla ricerca sui vaccini Covid tornano al centro del dibattito negli Stati Uniti, in un contesto già segnato da scelte controverse sulla guida delle istituzioni sanitarie. A ricordare che la situazione non è cambiata è l’infettivologo Matteo Bassetti, che su X ha denunciato un presunto ritardo nella diffusione di dati rilevanti da parte dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc). Secondo Bassetti, l’agenzia avrebbe “nascosto all’opinione pubblica americana dati che dimostrano i benefici dei vaccini Covid su ricoveri e complicanze, ritardando per ordine di Trump la pubblicazione di articoli scientifici”. Un comportamento che definisce senza mezzi termini: “È censura scientifica”. Proprio nei giorni in cui un importante studio su PLOS Medicine esclude in maniera definitiva una presunta correlazione tra vaccini Covid e morte cardiaca precoce.

Se confermata, una simile dinamica rappresenterebbe un’interferenza diretta della politica nella comunicazione dei risultati scientifici, con potenziali ricadute sulla salute pubblica. I dati sui vaccini, in particolare durante la pandemia, hanno infatti un ruolo centrale nell’orientare strategie sanitarie, campagne vaccinali e percezione del rischio nella popolazione. Le dichiarazioni di Bassetti si inseriscono in un quadro più ampio, già emerso nei mesi scorsi, di tensioni tra amministrazione politica e comunità scientifica negli Stati Uniti. A marzo, secondo ricostruzioni giornalistiche, la Casa Bianca aveva chiesto ai Cdc di avviare uno studio specifico su un possibile legame tra vaccini e autismo, nonostante decenni di evidenze scientifiche abbiano escluso tale correlazione.