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Alle elezioni parlamentari che si terranno in Ungheria, il primo ministro Viktor Orbán farà molto affidamento sui voti che arriveranno dalle minoranze storiche ungheresi, cioè gli ungheresi che vivono da generazioni nei paesi attorno all’Ungheria. Tra di loro alle ultime elezioni Orbán ottenne consensi schiaccianti, più del 90 per cento. Si parla di circa 500mila elettori, su un totale di circa 8 milioni di elettori registrati.

Sono molti gli ungheresi che vivono al di fuori dell’Ungheria, soprattutto per ragioni storiche.

Fino al 1920 l’Ungheria faceva parte dell’Impero austroungarico, che comprendeva, oltre all’Austria e all’Ungheria, vaste regioni dei Balcani e dell’Europa centrale e orientale. Dopo aver perso la Prima guerra mondiale l’Impero venne smembrato in diversi stati indipendenti: quando furono tracciati i confini dell’Ungheria moderna, diverse aree in cui vivevano molti ungheresi vennero assegnate ai paesi vicini. Oggi si calcola che i loro discendenti siano circa 2 milioni, concentrati soprattutto in Romania e in Serbia, ma anche in Ucraina, Slovenia, Croazia, Austria e Slovacchia.

Queste persone non hanno sempre avuto la cittadinanza ungherese (e il diritto di voto): fu proprio Orbán a riconoscerglieli, nel 2011. Nei dieci anni dopo l’approvazione della riforma, dal 2011 al 2020, più di 1 milione di loro ha ottenuto la cittadinanza.