Prendere un’attività vecchia di secoli, il pegno, e inserirla nel lessico del capitalismo contemporaneo, con app, valutazioni a distanza, polizze digitali, aste online e perfino l’art lending laddove un tempo c’era il semplice credito su garanzia. È questa l’operazione realizzata da Kruso Kapital, società milanese quotata in Borsa che ha preso un mestiere antico e lo ha spinto dentro la modernità, trasformandolo in un prodotto finanziario tecnologico e perfino internazionale.

L’idea, in fondo, è tanto antica quanto attuale: ottenere liquidità immediata lasciando in garanzia un bene prezioso. Ma il punto è come questo schema sia stato riscritto. «Abbiamo preso un prodotto del Medioevo, l’abbiamo sviluppato, l’abbiamo reso bancario, l’abbiamo reso moderno», spiega Giuseppe Gentile, General manager della società. E in effetti il salto è evidente: non più il vecchio Monte di Pietà, ma una piattaforma fatta di sedi fisiche e offerte virtuali capaci di parlare il linguaggio della finanza contemporanea.

D’altra parte, il pegno non è affatto un prodotto per soli poveri. C’è chi vi ricorre per una difficoltà temporanea, ma c’è anche un’altra clientela, fatta di imprenditori, professionisti, persone con patrimoni solidi e con esigenza di liquidità immediata. Gente che non vuole vendere un Rolex, un Cartier, un diamante o persino un’opera d’arte, ma semplicemente trasformare per qualche mese un bene illiquido in cassa disponibile. Magari per investire rapidamente denaro in qualche attività finanziaria o, come accade talvolta, per rimediare a un danno causato all’auto di lusso del marito senza dare troppo nell’occhio.