Chi sale ad Arcetri, sulle colline che fanno corona a Firenze, non può mancare di recarsi verso una ristretta via tra alti palazzi che conduce al Pian dei Giullari: si ritroverà dinanzi alla Villa Il Gioiello, in cui visse i suoi ultimi anni di vita Galileo Galilei, terminando di scrivere quel trattato, pubblicato nel 1638 nei Paesi Bassi, che è il suo capolavoro: Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attinenti alla meccanica e i moti locali. Trattato che è a fondamento della rivoluzione scientifica eliocentrica e copernicana, che del grande astrologo porta il nome. A questo pensavo quando seguivo, come molti degli abitanti di questo mondo, le ultime notizie sulla missione lunare Artemis 2, portata a termine da quell’immenso complesso scientifico su cui si fonda l’industria spaziale nord- americana e mondiale.

Un segmento potente da cui discendono, in tutto il mondo impegnato in questa ricerca e in questa avventura intellettuale, tutte le più rilevanti innovazioni paradigmatiche del cambiamento tecnologico in corso dall’inizio del Novecento a oggi, da Guglielmo Marconi in avanti. Lo spazio, come ambiente magnetico che può essere piegato ai voleri degli uomini organizzati, secondo aggregati tecnologicamente e imprenditorialmente significativi, dal primo Novecento sino a oggi, è divenuto l’ambiente multiforme in cui si addensano tutte le trasformazioni più significative del capitalismo moderno. La ricerca multidisciplinare si riveste di svariate e cangianti forme organizzative e costituisce il paradigma del capitalismo mondiale, che raggiunge sempre nuovi traguardi che hanno innumerevoli implementazioni civiche e multifattoriali e non soltanto militari, come erroneamente pensano i più.