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Dopo il Napoli, l'umiliazione con i friulani. Flop tridente, squadra contestata e pioggia di fischi per Leao. I tifosi escono. Champions a rischio
È buio pesto per il Milan. Terza sconfitta collezionata in poche settimane (quarta nelle ultime sette giocate), la più sonora tra l'altro (mai incassati 3 gol a San Siro) da una brillante Udinese diventata la bestia nera di Milano.
Adesso è più vicino il quinto posto invece del secondo ed è bene guardarsi le spalle per evitare di farsi risucchiare pericolosamente e perdere addirittura la zona Champions. Bocciata in modo solenne la soluzione del tridente d'attacco, decisa per inseguire chissà quali propositi di riscatto e non adatto alle caratteristiche attuali del gruppo. Allegri lo sa benissimo, forse si è lasciato condizionare dalla depressione collettiva seguita alla sconfitta di Napoli. A cambiare strada, senza conoscerne bene il percorso, c'è il rischio di andare a sbattere. E così succede puntualmente a dimostrazione strepitosa che non è con il cambio di sistema di gioco che in automatico si risolvono i problemi di un attacco poco incisivo. C'è poi un altro aspetto forse sottostimato: e cioè il calo della condizione fisica collettiva che invece di risolvere qualche problema contribuisce a ingigantirlo. Un dettaglio può spiegare il fenomeno: per la prima volta sostituito Modric con Jashari perché anche il fuoriclasse, dopo aver tirato la carretta per molti mesi, comincia a dare qualche segnale di stanchezza.






