Arrivano a gruppi, risalendo i lunghi viali Andrassy e Dozsa Gyorgy: felpe larghe, bandiere nazionali sulle spalle, zaini e cartelloni contro il sistema.
Piazza degli Eroi si riempie prima lentamente, poi tutta insieme. Pochi minuti prima delle 16, con il sole ancora alto sulle statue in bronzo dei fondatori della nazione, dalle casse parte una versione remixata di 'Where is my mind?'. A cantare l'originale erano i Pixies, nel 1988, quando tutto stava per cambiare anche per un giovane Viktor Orban che si affacciava alla scena politica. Trentasette anni dopo, la mente di migliaia di giovani ungheresi è tutta rivolta al voto di domenica. Il 'maxi-concerto per smantellare il regime' - ideato dall'intellettuale Robert Puzser - è una maratona di sette ore con oltre cinquanta artisti che accompagna i giovani della Gen Z alle soglie delle urne. E loro si presentano al mondo con l'ambizione dichiarata di sovvertirne l'ordine. "È un raduno di tutti i generi musicali contro il regime. Siamo venuti per celebrare gli ultimi giorni di questo sistema", afferma Akos, 22 anni e la voce convinta, al suo secondo voto.
"Quattro anni fa - ma anche soltanto un anno fa - essere contro il governo faceva paura. Adesso no. Qualcosa è cambiato, quella paura è sparita". Accanto a lui annuiscono i suoi coetanei Danny e David. Ogni tanto uno di loro abbassa lo sguardo sul telefono, scorre i sondaggi, poi torna a fissare il palco, dove si alternano le star nazionali Beton.Hofi, Azahriah, Dzsudlo, Elefant, i nomi più amati. La musica copre tutto, ma non distrae il rito civile collettivo. "Qui stiamo costruendo qualcosa di più grande, qualcosa che possa tenere insieme il Paese - riflette Danny -. Perché il problema non è solo chi governa. È quello che abbiamo dentro: la rabbia, l'odio. Se non cambiano quelli, non cambia nulla".










