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11 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 11:59
Un frammento di papiro rimasto a lungo dimenticato nei depositi dell’Istituto francese di archeologia orientale al Cairo riporta alla luce trenta versi finora sconosciuti di Empedocle, figura centrale della filosofia del V secolo a.C. La scoperta, di grande rilievo per gli studi sul pensiero antico, consente per la prima volta di accedere direttamente a una porzione dell’opera del filosofo, finora nota quasi esclusivamente attraverso citazioni indirette. Il documento, catalogato come P.Fouad inv. 218, è stato identificato dal papirologo Nathan Carlig, che ne ha curato l’edizione critica insieme ad Alain Martin e Oliver Primavesi. Il lavoro è confluito nel volume L’Empédocle du Caire, pubblicato per conto dell’Association Égyptologique Reine Élisabeth, offrendo traduzione e commento del testo.
L’importanza del ritrovamento è duplice. Da un lato, arricchisce in modo significativo il corpus empedocleo: i trenta nuovi versi rappresentano un incremento stimato tra il 6 e il 7% rispetto ai circa 450 già noti. Dall’altro, e soprattutto, permettono di leggere direttamente un passaggio dell’opera senza la mediazione di autori successivi come Platone, Aristotele o Plutarco, che per secoli hanno rappresentato le principali fonti per la ricostruzione del suo pensiero. Dal punto di vista materiale, il papiro del Cairo si collega al cosiddetto “Empedocle di Strasburgo”, un frammento già noto e datato alla fine del I secolo d.C. Gli studiosi ritengono che i due reperti appartengano allo stesso rotolo, ipotesi che, se confermata, trasformerebbe il documento egiziano in un ampliamento diretto dell’unico testimone antico dell’opera empedoclea.






