Da un papiro annerito esce un uomo debole, che a malapena riesce a stare in piedi per via dei rigorosi digiuni. Non ama i banchetti, predica il distacco dalle passioni, preferisce isolarsi ed è spesso deriso dagli altri. I suoi gusti sessuali sono oggetto di scherno, così come il continuo brontolare e criticare gli altri, con un accento fenicio che sporca il suo greco zoppicante.

La descrizione di Zenone di Cizio che emerge dai papiri carbonizzati dall’eruzione del Vesuvio del 79 e ritrovati a Ercolano nel ‘700 combacia con l’immagine che del fondatore della scuola stoica ci siamo fatti noi posteri.

La cosa sorprendente è che la descrizione del filosofo del quarto-terzo secolo a.C. di origine cipriota sia riemersa così nitida da un papiro completamente annerito dalle ceneri dell’eruzione.

I danni

Come se non bastassero i danni del vulcano, il documento scritto attorno all’anno zero si è frantumato in 21 brandelli di circa 30 centimetri durante il tentativo di srotolarlo, effettuato nel 1808 con uno strumento artigianale ideato da padre Antonio Piaggio, genovese, una cinquantina di anni prima.