Il 27enne è accusato di omicidio volontario nell’ambito dell’inchiesta relativa alla morte di cinque anziani che erano sulle ambulanze nelle quali operava come autista soccorritore

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Luca Spada, 27enne di Meldola (Forlì Cesena), è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Procura di Forlì, diretta dal procuratore Enrico Cieri, sui decessi di 5 anziani, avvenuti nel giro di cinque mesi, durante o subito dopo il trasporto in ambulanza. L’uomo, un operatore della Croce Rossa e autista dei mezzi di soccorso, poi sospeso dal servizio, è accusato di omicidio volontario continuato, aggravato dalla premeditazione e commesso con mezzo di sostanze venefiche o altro mezzo insidioso. Come riporta l’Ansa, nei suoi confronti è stata eseguita l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip. Le indagini sono state affidate ai carabinieri. L’accusa nei confronti di SpadaSecondo quanto ricostruito, gli anziani erano stati colpiti da gravi malori durante il trasporto secondario (non urgente) dalle case di cura dove erano ricoverati a vari ospedali del territorio Forlivese. In un solo caso Spada era alla guida dell’ambulanza, mentre negli altri quattro si trovava in compagnia del paziente a bordo del mezzo. Gli inquirenti ipotizzano che il 27enne possa aver somministrato sostanze letali alle presunte vittime, servendosi di alcuni presidi sanitari nelle sue disponibilità, come bisturi, siringhe, aghi e stecchetti abbassalingua. Gli oggetti sono stati sequestrati dai Ris di Parma e analizzati in laboratorio con l’obiettivo di cercare eventuali tracce di Dna. L’esito degli accertamenti potrebbe essere disponibile già tra pochi giorni. Per un'anziana di 85 anni, deceduta il 25 novembre scorso, è stata disposta l’autopsia. I familiari sono assistiti dagli avvocati Max Starni e Massimo Mambelli. La versione dell’indagatoDal suo canto, l’indagato continua a professarsi innocente. “Non sono un mostro - aveva dichiarato pochi giorni fa in un’intervista rilasciata a Il Resto del Carlino - Nei cinque casi contestati ho guidato una sola volta, negli altri ero dietro col paziente. Ma come autista soccorritore non posso toccare il paziente, per esempio facendo iniezioni. Ciò che abbiamo fatto sui pazienti che si sono sentiti male, sono state manovre salvavita”. “Quello che si sente in giro, - aveva concluso - sono solo chiacchiere. Saranno le indagini a fare chiarezza”. Secondo quanto trapela, in tutti i casi, dopo la crisi cardiaca, è intervenuto sempre il medico del 118, la cui presenza, però, sarebbe stata successiva al repentino peggioramento del paziente. In tre episodi gli anziani sono morti sul mezzo della Croce Rossa, negli altri due dopo il trasporto in ospedale.