(di Alessandra Baldini) Tutto Alighiero Boetti: dal gesto minimo di un tubo industriale alla trama infinita di un ricamo, dalla Torino sperimentale degli anni Sessanta alle mappe tessili realizzate in Afghanistan.

Dopo le mostre dedicate a Piero Gilardi e a Michelangelo Pistoletto , è la volta di Alighiero Boetti di essere al centro di Magazzino Italian Art, il museo e centro di ricerca di Cold Spring nella Valle dell'Hudson dedicato agli artisti dell'Arte Povera.

La mostra, aperta per ben due anni a partire dal 26 aprile, ambisce a essere, fin dal titolo, totale: Tutto Boetti 1966-1993 è un focus che attraversa decenni di ricerca a partire da un nucleo straordinario di lavori del 1966, molti dei quali presentati nella storica personale alla Galleria Christian Stein di Torino. Alcuni pezzi vengono dalla collezione permanente di Magazzino, altri dagli eredi Boetti e da una collezione privata di prima importanza.

Il percorso comincia con opere come Triplo Metro o Asta di Misurazione che trasformano strumenti tecnici in oggetti concettuali. Due lavori domineranno fisicamente lo spazio: Pavimento Luminoso e Mazzo di Tubi, entrambi del 1966. Il primo, una piattaforma lignea illuminata dall'interno, dissolve i confini tra scultura e architettura, evocando la scena underground torinese del Piper Club. Il secondo, sedici tubi in Pvc assemblati verticalmente, esalta materiali anonimi a forma quasi monumentale. Emergono così i temi fondativi di Boetti: il rapporto tra ordine e variazione, l'uso di sistemi semplici per generare complessità e la ridefinizione del ruolo dell'artista.