ROMA – Sembrava tutto deciso. L’auto elettrica avrebbe dovuto diventare in breve tempo padrona del mercato, mandando in pensione prima il diesel, poi velocemente anche il motore a benzina. E, all’interno di ogni veicolo, abitacoli sempre più digitali e cruscotti con grandi schermi tattili avrebbero dovuto assorbire ogni tipo di comando, senza più pulsanti, né leve da azionare. Con sagomature del volante fantasiose e distanti dalla vecchia e tradizionale forma circolare, maniglie rigorosamente annegate all’interno della fiancata e pronte ad uscire soltanto elettricamente e pneumatici intelligenti, dotati anche loro di microchip integrati all’interno della mescola e capaci di intercettare ogni caratteristica del fondo stradale. Il tutto, concepito come un grande imbuto tecnologico verso l’automobile a guida completamente autonoma, annunciata come imminente punto d’arrivo e adatta a tutti, in tutte le circostanze.

Invece non sta andando proprio così. I vantaggi delle auto elettriche a batterie, mosse esclusivamente da motori elettrici, sono sotto gli occhi di tutti. Zero emissioni allo scarico, zero rumore e possibilità di produrre anche da soli a casa l’elettricità per la ricarica. Ma richiedono anche degli adattamenti importanti nelle abitudini di utilizzo, specialmente se non si ha la possibilità di ricaricare comodamente presso la propria abitazione o sul posto di lavoro. Così, guardando al mercato, emerge con grande evidenza il fatto che la componente elettrica ha conquistato un ruolo come tecnologia di trazione, ma il motore a combustione interna è ancora al suo posto nelle auto attualmente più gradite dai clienti, cioè le ibride nelle loro diverse declinazioni.