Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
10 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 17:20
Opposizioni contro il nuovo “decreto Primo maggio” con cui il governo Meloni punta ad attuare la delega sul salario minimo snaturandola, senza introdurne uno fissato per legge ma prendendo i contratti “maggiormente applicati”, compresi quelli delle sigle minori, come riferimento per le retribuzioni. I capigruppo del M5S nelle commissioni Lavoro di Camera e Senato, Dario Carotenuto e Mariolina Castellone, esprimono “forte preoccupazione in merito alla bozza di decreto legislativo volta ad attuare la delega sui salari”: non contiene “alcun elemento che contribuisca a definire in modo chiaro e vincolante cosa debba intendersi per ‘giusta retribuzione’. Al contrario, rischia di produrre effetti gravemente distorsivi nel mercato del lavoro: se dovesse rimanere invariato, spalancherebbe le porte alla proliferazione dei contratti ‘pirata’ e finirebbe per legittimare, di fatto, forme di sfruttamento lavorativo”. Una direzione “opposta rispetto alla necessità, sempre più urgente, di tutelare la dignità del lavoro e garantire salari equi”.
Stando alle bozze il governo intenderebbe anche rendere strutturali il bonus per le assunzioni dei giovani under 35 e le detassazioni sui rinnovi e su notturni e festivi, introdurre un nuovo bonus per il welfare aziendale, rendere esentasse i contributi del datore alla previdenza integrativa entro una certa soglia. Il tutto però rinviando le coperture alla legge di Bilancio, a fine anno.









