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L’identità dell’inventore del Bitcoin, la criptovaluta più diffusa al mondo, è un mistero irrisolto fin dall’introduzione di questa tecnologia nel 2009. Nel documento ufficiale che ne presentava il funzionamento, il suo ideatore utilizzò lo pseudonimo Satoshi Nakamoto: chi sia è stato da allora argomento di discussioni tra appassionati, di un documentario del 2024 e di inchieste giornalistiche prontamente smentite dagli interessati. L’ultima in ordine di tempo, lunghissima, l’ha pubblicata mercoledì il New York Times, rinnovando la curiosità ma anche i consueti dubbi sul valore delle prove raccolte, spesso piuttosto inconsistenti.

L’ipotesi sostenuta dall’autore, il giornalista John Carreyrou, è che Nakamoto sia Adam Back, un informatico e imprenditore inglese di 55 anni, esperto di crittografia, già in passato sospettato di essere l’inventore del Bitcoin. Era uno degli intervistati nel documentario del 2024, in cui si sosteneva che Nakamoto fosse Peter Todd, uno sviluppatore di software canadese. Back, fondatore e amministratore delegato di un’azienda di blockchain (la tecnologia delle criptovalute), ha commentato l’inchiesta del New York Times negando di essere lui.