LONDRA – Satoshi Nakamoto, chi era costui? Si tratta dello pseudonimo dietro il quale si è sempre celato, per oltre 17 anni, il fondatore del Bitcoin, la più prima e più celebre criptovaluta del mondo. Nel corso dei decenni, a “Nakamoto” sono state associate diverse personalità del mondo hi-tech, un oscuro collettivo di nerd, e altri cento nomi, tra cui uno studente irlandese di crittografia, un ingegnere nippo-americano disoccupato, o il matematico ritratto nel film “A Beautiful Mind”. Mentre altri disparati personaggi si sono intestati il nome, senza mai risultare credibili.
Ora però, dopo un’inchiesta lunga un anno, il New York Times sembra aver scovato il vero “Satoshi Nakamoto”: secondo le ricerche del quotidiano americano, si tratterebbe del grande esperto informatico e di crittografia britannico Adam Back.
Il 55enne crittografo Back, oggi ceo della società di blockchain “Blockstream”, smentisce su X: “Non sono io Satoshi Nakamoto”. Ma il New York Times ne sembra convinto. L’inchiesta è lunghissima, e include anche un incontro tra il giornalista dell’articolo e Back, oltre al setaccio di migliaia di sue email, messaggi e vecchi post online. Tutte tracce che avrebbero portato alla soluzione. Ma ecco i punti essenziali dell’inchiesta.












