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Ultimo aggiornamento: 14:43
Già da qualche minuto vediamo la Terra ruotare ed avvicinarsi a velocità crescente quando d’improvviso un bagliore biancastro simile a un vortice invade lo spazio dell’oblò e le vibrazioni si fanno più forti. Poi lampi arancioni e viola appaiono, mentre piccoli detriti si staccano lasciando scie di cometa. E il cielo è ormai quasi invisibile, perché le fiamme hanno avvolto l’astronave e ci sforziamo di guardare il mondo dall’interno di una palla di fuoco. Quelli che abbiamo descritto sono gli istanti più critici di una missione spaziale, quelli del rientro atmosferico, vissuti grazie alle testimonianze degli astronauti e alle riprese dagli oblò dei veicoli spaziali.
Ma quali sono i fenomeni fisici che governano questo spettacolo estremo? Un corpo che impatta l’atmosfera a velocità molto maggiori della velocità del suono, come i 40.000 km/h della capsula Orion, è presto avvolto da uno strato di aria molto caldo, dello spessore di poche decine di centimetri, chiamato strato d’urto, delimitato da una struttura sottilissima chiamata onda d’urto. Al di fuori dell’onda d’urto, allontanandosi dal corpo, abbiamo atmosfera indisturbata. All’interno dello strato d’urto, invece, la pressione e la temperatura dell’aria raggiungono valori molto elevati. Queste condizioni estreme innescano dei processi che modificano la struttura delle molecole d’aria e assorbono energia. Questi processi si chiamano fenomeni di non-equilibrio termochimico, e abbassano notevolmente la temperatura all’interno dello strato d’urto consentendo allo scafo dell’astronave di attraversare l’atmosfera senza fondersi.













