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10 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 14:34

La navetta Orion è ormai in viaggio verso la Terra e la missione Artemis II entra nella sua fase più delicata, quella del rientro atmosferico e dell’ammaraggio nel Pacifico, previsto intorno alle 2.07 italiane dell’11 aprile. Dopo aver completato un viaggio storico che ha riportato un equipaggio umano nell’orbita lunare a 56 anni di distanza dall’ultima volta, i quattro astronauti si preparano ad affrontare gli ultimi, cruciali minuti della missione. A bordo della capsula, il comandante Reid Wiseman, insieme a Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, ha già portato a termine le principali attività operative e scientifiche. La missione ha segnato traguardi significativi: dalla distanza record raggiunta rispetto alla Terra, mai toccata prima da esseri umani, alle osservazioni inedite del lato nascosto della Luna, fino allo spettacolo di un’eclissi totale di Sole osservata dallo spazio profondo. Gli astronauti hanno soprannominato la loro navetta “Integrity”, sottolineando lo spirito di coesione e resilienza che ha caratterizzato il viaggio.

Nonostante il successo delle fasi precedenti, l’attenzione è ora tutta concentrata sugli ultimi 100 chilometri, considerati i più rischiosi dell’intera missione. In particolare, saranno otto i minuti decisivi durante l’ingresso nell’atmosfera terrestre, quando la capsula dovrà resistere a temperature che sfiorano i 3000 gradi. Il comportamento dello scudo termico è osservato con estrema attenzione: durante la missione senza equipaggio Artemis I, infatti, aveva riportato danni. Per ridurre i rischi, la Nasa ha previsto una traiettoria di rientro con un’angolazione diversa rispetto ai piani iniziali, in modo da limitare il tempo di esposizione alle sollecitazioni termiche e aumentare la sicurezza dell’equipaggio. Parallelamente, a bordo della Orion, tutto procede secondo programma: gli astronauti hanno completato l’ultimo ciclo di addestramento e messo in sicurezza strumenti e attrezzature, evitando che oggetti non fissati possano diventare pericolosi durante la discesa.