Nell’ambiente era già noto, ma con l’annuncio odierno del programma del 79° Festival di Cannes (12-23 maggio) è stato ufficializzata la totale assenza di registe e registi italiani dalla kermesse, non solo in concorso ma in ogni sezione. In attesa che qualche titolo tricolore compaia nelle lineup delle sezioni parallele Quinzaine des Cinéastes e Semaine de la Critique – o che si aggiunga nei prossimi giorni (le sezioni sono sempre in progress) – è un inedito almeno da diversi anni che il cinema italiano non sia per nulla rappresentato al principale festival cinematografico del mondo. Assente dunque anche Nanni Moretti, il cui Succederà questa notte si vociferava fosse in predicato per la Croisette: un’assenza, la sua, forse motivata dal non completamento ancora ultimato del film.

Debacle nostrana a parte, l’edizione presentata dall’inossidabile direttore artistico Thierry Frémaux ha evidenziato la presenza in concorso di annunciati maestri ma anche di diversi nomi poco noti, in linea con la mission auto-proclamata della “responsabilità a dare visibilità a chi la merita”. Accanto a quella, specie in tempi di guerra e di oppressione come i nostri, di “tutelare la libertà creativa”, come ha dichiarato la presidente del festival, Iris Knobloch. Significativa, peraltro, la penuria di statunitensi: solo un regista in competizione (Ira Sachs con The Man I Love) e – oltre all’annunciato “esordiente” John Travolta con Propeller One-Way Night Coach posto in Cannes Premiere – alcuni “grandi nomi” (Ron Howard, Stephen Soderbergh) presenti “solo” con dei documentari: il primo Avedon sul noto fotografo, il secondo con John Lennon: The Last Interview, il cui contenuto si racconta da sé.