La sinistra si ripete sempre due volte (ma pure tre, quattro, all’infinito): la prima come tragedia, la seconda come farsa, e anche tutte le altre variano tra il pietoso e il comico. Trump bombarda le barbe atomico-islamiste? È colpa della Meloni. Trump sospende i bombardamenti? La Meloni non ha fatto abbastanza, e cos’avrebbe dovuto fare è noto solo nello Schleinosfera – agglomerato di polvere interstellare non ancora ben noto alla scienza – e in altre galassie di abitanti affini. Israele attacca il Libano? «Meloni dica qualcosa», declinabile in «Meloni faccia qualcosa».

Alle opposizioni non va bene nemmeno il cessate il fuoco. Certo, «è sempre un sospiro di sollievo», commenta a “L’Aria che Tira” il dem Giuseppe Luciano Calogero Provenzano, detto Peppe, «ma è una tregua fragile e parziale. Tutte le parti sono chiamate a rispettarla, siamo arrivati a un passo dall’abisso», ma Provenzano non si riferisce a quando era il ministro per il Sud durante il secondo governo Conte, una delle partentesi più assistenzialiste della repubblica. Peppe filosofeggia: «Quando si minaccia di morte un’intera civiltà il mondo ha già perso». Ancora Peppe, ancora: i discepoli fremono per abbeverarsi alla fonte! «Questa sconfitta morale è stata inflitta da Donald Trump». Poi il dem Peppe insegna geopolitica: «Ora l’Italia sostenga il ritorno alla diplomazia, il ruolo delle Nazioni Unite e un protagonismo dell’Europa che è stata irrilevante». Infine Peppe mostra i muscoli: «Servirebbe il coraggio di esprimere quel giudizio politico di condanna sull’idea di mondo di Trump e Netanyahu, un mondo di instabilità e guerra. Una condanna che fin qui è mancata». Peppe Braveheart, cuore impavido.