È un divorzio all’italiana, di quelli che non si consumano fino in fondo ma che lasciano segni evidenti, quello andato in scena ieri pomeriggio in Sala Rossa durante il Consiglio Comunale. Silvio Viale, il radicale irrequieto, il Franti della politica torinese (ribattezzato così dal sindaco Castellani, con riferimento al cattivo del libro Cuore), ha di nuovo rotto il copione. E lo ha fatto nel modo che meglio conosce: forzando le regole senza infrangerle.
Più di quaranta emendamenti, uno dopo l’altro, che hanno rallentato il voto sul nuovo statuto comunale.
Un’operazione chirurgica, degna della più ostinata opposizione. Non certo da un uomo della maggioranza. E infatti è proprio qui che il cortocircuito si è compiuto. A dirlo, senza più giri di parole, è stato il capogruppo dem Claudio Cerrato: “Fai ostruzionismo. Non sei in maggioranza. Il tuo è un appoggio esterno”. Una formula che sa di scomunica soft, ma pur sempre di scomunica. Parole a cui sono seguite quelle di condanna di Tiziana Ciampolini (Torino Domani) e gli applausi dei colleghi, segno che la pazienza si è assottigliata.
Un fatto politico, subito colto dalle opposizioni: “Viale venga con noi”, è stato l’invito immediato di Pierlucio Firrao (Torino Bellissima).






