"Se non ti svegli la mattina con un’erezione, è molto probabile che tu abbia bassi livelli di testosterone”. Così scrive un influencer di TikTok che ha oltre 100 mila follower. Nel mondo dei social sono innumerevoli i post di questo tipo. Non altrettante, ahimè, sono le evidenze scientifiche. Eppure, questa narrazione alimenta una pericolosa “medicalizzazione” della mascolinità, utilizzata come una potentissima leva di marketing per vendere un prodotto tanto desiderato quanto pericoloso: il testosterone. A lanciare l’allarme è uno studio condotto dall’Università di Copenaghen, in collaborazione con ricercatori dell’Università di Sydney, e pubblicato sulla rivista Social Science & Medicine. Secondo i ricercatori, gli influencer stanno trasformando normali variazioni dell’esperienza umana – come la stanchezza o la mancanza di motivazione – in una patologia medica da curare a colpi di integratori o terapie ormonali sostitutive.
La ricerca su Instagram e TikTok
Lo studio ha analizzato 46 post di Instagram e TikTok ad alto impatto che promuovevano test e trattamenti per il testosterone. Gli account dietro questi post avevano un pubblico complessivo di 6,8 milioni di follower e hanno generato oltre 650 mila “Mi piace”. Quasi un terzo si presenta come medico, mentre il resto adotta titoli come “specialista ormonale”, “esperto di longevità” o “performance coach”. Gli autori hanno scoperto che il 72 per cento degli account aveva legami finanziari con prodotti a base di testosterone. I risultati – commenta Rosario Pivonello, professore ordinario di Endocrinologia e Andrologia e presidente eletto della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (Siams) – dimostrano che questi contenuti social stanno normalizzando test diagnostici e terapie ormonali in soggetti giovani e in buona salute sulla base di narrazioni fuorvianti, stereotipi di forza fisica e virilità e associazioni improprie tra sintomi comuni e deficit ormonale”.






