VENEZIA - Io e i miei colleghi abbiamo dato anni della nostra vita per prendere questi criminali, abbiamo trascurato le nostre famiglie, a malapena visto crescere i nostri figli. E ora, come ringraziamento, lasciano che quegli stessi condannati vadano nelle scuole a “insegnare la vita” ai nostri nipoti. Non è accettabile». Vincenzo Rinaldi, ex maresciallo dei carabinieri del Ros, responsabile del distaccamento di Venezia e referente Dda per la Mala del Brenta, per più di 37 anni ha indagato e fatto finire dietro le sbarre spacciatori, rapinatori, assassini e mafiosi. Ora, in pensione, scopre chetanrti ragazzini seguono sui social l’ex criminale della mala veneta Giampaolo Manca, idolatrandolo come fosse un esempio da seguire. Non solo: l’ex criminale, che si è auto-proclamato “il Doge”, viene invitato nelle scuole, chiamato a parlare in teatri, biblioteche, sale civiche; ha scritto diversi libri che non perde occasione di pubblicizzare, organizza tour turistici nei suoi “luoghi del crimine” e, da poco, ha diretto e recitato in un film che parla del suo passato.
Tutto questo, dopo essere stato condannato per associazione di stampo mafiosa e omicidio e aver scontato 39 anni di carcere anche per traffico e spaccio di stupefacenti, furti e rapine. Una pena durante la quale, a suo dire, avrebbe avuto “un ravvedimento spirituale e pentimento”, che l’avrebbe spinto a dare “lezioni di legalità” ai più giovani. Una scelta inaccettabile per l’ex maresciallo Rinaldi, che così ha deciso di scrivere direttamente al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e all’assessora regionale all’Istruzione Valeria Mantovan.







