“It-girl: giovane figura femminile il cui stile, atteggiamento e presenza culturale generano imitazione e definiscono tendenze, spesso anticipando il mainstream”. La definizione è dell’Oxford Learner’s Dictionary che identifica negli anni 20 la prima degna del titolo: Clara Bow, attrice del cinema muto ma loquacissima maratoneta di feste ruggenti. Alexa Chung, invece, è la prima del nostro millennio, interprete perfetta dell’epoca d’oro british. Quando, a cavallo del secolo, Londra era sinonimo di britpop, supermodel e superstar, di supermodel in coppia con superstar, di nuovi fashion magazine, di fotografi giusti, club e party esclusivi. Quando, insomma, c’era la stessa energia dei tempi swingin’ ma meno eroina. Alexa Chung era lì, una cerbiatta dell’Hampshire (classe 1983) scoperta dall’agente di turno e troppo esplosiva per salire su una passerella e restare ferma. Alexa è rock, ha orecchio e fa la scelta giusta: cavalca il canto del cigno di Mtv e ne diventa il volto come veejay, poi passa alla conduzione di Popworld e It’s On with Alexa Chung, spostandosi sull’asse Londra-Parigi-New York-Los Angeles. Le divise di Chung sono esemplari passepartout, look-esperanto impeccabili e multitasking: blazer, skinny jeans, ballerine Mary Jane e maxi-borse sdrammatizzate da miniabiti, ankle boots e fidanzati ‘sonanti’ come Alex Turner degli Arctic Monkeys (dal 2007 al 2011), amplificati dalla giovane figura femminile con forte personalità. “È moderna, ma ha qualcosa di vintage, esattamente quello di cui la moda ha bisogno”, diceva di lei Karl Lagerfeld. Mentre per Anna Wintour, “Alexa ha la rara capacità di rendere qualsiasi capo completamente suo”. Senza alcuno sforzo. Tant’è che la somma della sua nonchalance britannica, sensibilità indie e istinto naturale dà un risultato preciso: “effortlessly cool”, cioè naturalmente, intrinsecamente, alla moda.
Alexa Chung: “Alle sfilate sono un’outsider con il pass”
42 anni, ex modella e veejay, 6 milioni di follower su Instagram, è un’icona di stile e it-girl






