Ore concitate. Mediatori internazionali, tra cui Pakistan, Egitto e Turchia, che lavoravano da giorni per evitare un’escalation. Dall’altra parte, il team negoziale – composto dal vicepresidente JD Vance, Steve Witkoff e Jared Kushner – convinto che si dovesse tentare un accordo finché possibile. Così la minaccia di Donald Trump di “cancellare in una notte un intero Paese” distruggendo le infrastrutture iraniane a partire dalle 20 ora americana – le 2 di notte ora italiana – è rientrata in favore della concessione di una tregua temporanea, maturata con un accordo tra le parti a meno di due ore dalla scadenza. Punto cardine dell’intesa iniziale per un cessate il fuoco di due settimane, la riapertura dello Stretto di Hormuz. La risposta iraniana in 10 punti, definita ‘massimalista’ dalla Casa Bianca, è stata considerata dagli americani come una mossa negoziale, non come un rifiuto. Così l’arco temporale concordato offrirà alla diplomazia una chance per trovare un accordo di pace, con le trattative che inizieranno a Islamabad venerdì 10 aprile e la Casa Bianca che si prepara a inviare JD Vance, Witkoff e Kushner.

Il countdown a Teheran – L’Iran ha così confermato l’accettazione dell’ultima proposta avanzata dal Pakistan, che ha svolto un ruolo chiave di mediazione. A dare il via libera è stata stata la stessa guida suprema, Mojtaba Khamenei, riporta il New York Times citando alcune fonti secondo le quali per convincere l’Iran è intervenuta anche la Cina esortando la Repubblica Islamica a mostrarsi flessibile. Il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz sarà possibile, per due settimane, ma “previo coordinamento con le Forze Armate iraniane e tenendo debitamente conto delle limitazioni tecniche”, ha precisato il ministro degli Esteri iraniano Araghchi mentre sui media di stato si esultava all’umiliante ritirata di Trump dalla retorica anti-iraniana”. Un passaggio quello sullo Stretto che prevederà un pedaggio, hanno annunciato i media americani citando l’accordo raggiunto.