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Il carcere duro è da sempre nel mirino della sinistra. Ma abolirlo è un favore ai boss
"L'obiettivo è far saltare il piano che rafforza il 41bis". C'è un filo rosso che collega il selfie di Giorgia Meloni con il picciotto di Hydra poi pentito Gioacchino Amico e il passo indietro del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro per il pasticcio del ristoratore considerato vicino al clan Senese, proprio alla vigilia del piano del governo sul carcere duro, regime detentivo che la sinistra storicamente ha sempre cercato di demolire.
La prova? Qualche giorno dopo le dimissioni di Delmastro il Pd ha presentato un'interrogazione parlamentare sul progetto di accorpare in un tre istituti - il primo in Sardegna - i detenuti al carcere duro e recidere ancor di più i rapporti tra reclusi e familiari: "Quel piano è ancora in piedi? Chi se ne assume la responsabilità? La Sardegna ha il diritto di sapere se sarà costretta a ospitare un terzo dei detenuti al 41-bis", aveva scritto il senatore sardo Marco Meloni, secondo cui mettere tutti i boss insieme avrebbe esposto la Sardegna "al rischio infiltrazioni della criminalità organizzata proprio mentre si avvicinano ingenti investimenti". Un ragionamento che si commenta da solo.






