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Il vicepresidente della Camera ed esponente di Fi: "Mi trovo nel mezzo di questo pantano putrido e puzzolente nel quale sono certo sciacalletti e quaquaraquà inizieranno a nuotare"
La macchina del fango contro il Governo e gli esponenti della coalizione non si ferma: la teoria che si vuole portare avanti è quella della vicinanza dell’esecutivo con ambienti vicini al Clan Senese e alla criminalità organizzata. Il nuovo bersaglio, dopo il selfie della Premier Meloni, è il vicepresidente della Camera ed esponente di Fi, Giorgio Mulè che, nella dura replica, fa riferimento all'articolo de Il Fatto Quotidiano che riporta un'intercettazione risalente al 1 marzo 2021, ovvero cinque anni fa: "Stamattina alle 5 ho svegliato il mio avvocato. Sapevo che sarebbe stata pubblicata su un giornale una porcheria, un'altra, che mi riguardava e ho atteso di leggerla. È il destino di chi finisce nel ‘registro degli infangati’, di coloro che - per carità! - non sono indagati, non sono in alcun modo coinvolti in un'inchiesta ma vengono ugualmente investiti da colate di fango (chiamiamo le cose con il loro nome anche se con un eufemismo) pur non essendo oggetto di indagini giudiziarie o sfiorati da alcun sospetto".






