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Il vicepresidente della Camera tra la scuola di giornalista e la lezione del Cav: "Documentarsi e rispondere agli schiaffi con un sorriso"

Preciso e letale. Ti sconfigge ma con gentilezza. È il Sinner del Sì, Giorgio Mulè. Ne sa qualcosa John Woodcock che ha subito il gioco martellante del vicepresidente della Camera in un duello tv, ormai cult di questa campagna referendaria: "Lei non ha fratelli gemelli, no? Sa perché glielo chiedo? Perché lei ha dichiarato, e anche scritto, che al pm piace vincere facile perché il giudice è assoggettato al pm". Numeri da semifinale di un torneo del Grande Slam: il duello infatti veleggia già oltre 10 milioni di visualizzazioni. Mulè, siciliano di Caltanissetta, classe '68, giornalista, cronista di giudiziaria in Sicilia, già capo della redazione romana del Giornale e direttore di Studio Aperto e Panorama, oggi dirigente di Forza Italia e vicepresidente della Camera, si candida a essere il vincitore morale della campagna referendaria. "La parola vittoria non va pronunciata fino al 23 marzo" sorride seduto nel suo studio al primo piano di Montecitorio. "Le vede tutte queste carte che ho davanti? Ecco, io leggo e approfondisco".