Due giacimenti di petrolio, i più grandi d’Europa on shore, cioè sulla terra ferma, e i prezzi ai distributori della benzina (self) stabilmente i più alti d’Italia (in condivisione con la provincia autonoma di Bolzano). Un paradosso. A cui se ne aggiunge un altro: parte del petrolio viene esportato.

Il petrolio in Basilicata ha una storia lunga e visibile. A Tramutola, in provincia di Potenza, il petrolio affiora da solo. Non c’è bisogno di far lavorare la fantasia: da metà dell’Ottocento in un torrente tra i boschi sono evidenti affioramenti spontanei. Certo non è come ce li si immagina, ma è petrolio. Negli anni Venti del Novecento cominciarono le prime perforazioni a profondità molto modeste, non più di 200 metri. Ma prima la tecnologia non particolarmente performante, poi la guerra portò all’abbandono di quei primi 47 pozzi.

Con la crisi petrolifera degli anni ’70, l’Agip riprese le ricerche che hanno portato alla scoperta del giacimento della Val d’Agri, inizialmente valutato con riserve per 480 milioni di barili. La concessione - totalmente in provincia di Potenza - fu assegnata negli anni ’90 all’Eni (operatore con il 60%) e alla Shell (40%): con gli accordi del 1998 il progetto è diventato esecutivo. Eni ha costruito a Viggiano (Potenza) un centro oli che riceve il petrolio dai 21 pozzi in produzione e lo separa da acqua e gas inviando il greggio alla raffineria di Taranto attraverso un oleodotto. Attualmente, la produzione oscilla tra 31 e 36 mila barili al giorno.