Rosy Bindi è un’eterna combattente. E prima o poi le verrà reso l’onore delle armi. Ha appena contribuito alla vittoria della battaglia referendaria del No alla riforma Nordio, e c’è chi la vede come possibile federatrice di un centrosinistra alla ricerca di un capo. Tra Giuseppe Conte ed a Elly Schlein non scommetterebbe un soldo bucato su nessuno dei due e non lo manda a dire. Del resto, dal Pd nonostante i 24 anni in Parlamento - è uscita da tempo, ma va anche detto che se c’è da dare una mano alla baracca si rimbocca le maniche.

A destra non sempre l’abbiamo trattata bene, imputandole una vocazione estremista. Però il suo mestiere lo ha saputo fare e rieccola, come si dice di chi non scompare mai dai radar. Io me la sono trovata di fronte più volte. In Vigilanza Rai, dove le spade si sono incrociate più volte. Al ministero della Salute, dove arrivai dopo di lei e scontai il suo rifiuto a tornarci per una chiacchierata istruttiva anche per me. Ma è orgogliosa e non puoi chiederle di tornare sul luogo del delitto. Per un paio di giorni - nel 1996 - ci toccò pure fare la parte dei “fidanzati”. Era agosto, per i giornali c’erano poche notizie e il Messaggero - per la penna mirabile di Alberto Gentili ci inventò come coppia. Il giorno successivo si svolgeva un delicato consiglio nazionale del Partito popolare: il Corriere della Sera mandò due inviati. Uno per la cronaca politica dell’evento, il secondo per raccogliere le opinioni dei delegati sullo strano gossip.