PADOVA - Il 7 aprile del 1979 Pietro Calogero era il sostituto procuratore della Repubblica di Padova che aveva configurato a carico di Toni Negri il reato di “insurrezione armata contro i poteri dello Stato” e ad andare a notificarglielo a Milano fu Carmine Damiano, allora responsabile della sezione antiterrorismo della Digos di Padova, diventato poi questore.

Dottor Damiano, la sera prima Calogero le aveva consegnato il mandato di cattura e ora, 47 anni dopo, è morto.

«Quando ho appreso la notizia ho provato un enorme dispiacere. Abbiamo perso una persona straordinaria, un magistrato che ha fatto la storia. E mi pare davvero incredibile che per ironia della sorte sia mancato nello stesso giorno e nella medesima ora in cui all’epoca mi diede l’incarico di eseguire nel capoluogo lombardo l’arresto di Toni Negri, che segnò una svolta per l’intero Paese. Avvenne alle 10.30 della mattina successiva e ricordo quei frangenti come fosse ieri».

Cosa accade?

«Ero partito da Padova il giorno precedente con altri 3 colleghi della Digos, diretti nel capoluogo lombardo, con in tasca 21 ordini di cattura da eseguire, quello del professore era il numero 1, e 110 perquisizioni disposte da Calogero. Arrivammo a individuare nel docente di Dottrina dello Stato la figura di spicco di Autonomia, promotore del terrorismo diffuso con collegamenti con le Brigate Rosse, che emersero chiaramente dal suo archivio segreto che riuscimmo a individuare e a sequestrare nel corso di una perquisizione a casa di Manfredo Massironi, fuoriuscito da Potere Operaio».