PADOVA - È spirato l’altra sera alle 23. Esattamente 47 anni fa alla stessa ora aveva firmato il mandato di cattura nei confronti di Toni Negri, ammanettato la mattina successiva, il 7 aprile del 1979, nell’ambito di un’inchiesta che portò dietro alle sbarre numerosi militanti di Autonomia Operaia, accusati di terrorismo. Un destino incredibile, infatti, ha stabilito che Pietro Calogero, 86 anni, il procuratore simbolo degli Anni di Piombo, se ne andasse per sempre proprio nella data in cui con la sua inchiesta aveva segnato un capitolo cruciale nella storia dell’Italia. A stroncarlo un’infezione polmonare. Da qualche giorno era ricoverato in ospedale a Padova, seguito dalla moglie Paola Refosco e dai figli Alberto, Maria Elena e Marco.

Lucidissimo fino all’ultimo, nel pomeriggio aveva ricevuto la visita di alcuni amici tra cui l’ex ministro Flavio Zanonato e il collega Carmelo Ruberto, con i quali aveva condiviso i progetti che voleva realizzare non appena si fosse ripreso, tra cui uno studio sul Diritto negli Stati Uniti. E poi aveva ribadito la soddisfazione per la vittoria del “No” al referendum, per la quale si era battuto al punto da votare a casa perché non stava bene. I funerali sono fissati per venerdì alle 15.30 nella chiesa di San Fidenzio a Sarmeola di Rubano, Comune dove risiedeva.